C'è un fiore che a settembre entra in laboratorio e cambia il carattere di tutto quello che tocca. Non è un fiore che si guarda da solo, in un vaso, e nemmeno un fiore che si regala da solo. È quello che dà movimento agli altri: scende, si piega, esce dal bouquet e lo fa sembrare appena raccolto invece che costruito.
È l'amaranto, e questa settimana è il nostro fiore della settimana.
Il nome dice già tutto
Amaranto viene dal greco ἀμάραντος, composto dalla negazione a- e dal verbo maraino, "appassire". Letteralmente: che non appassisce.
Non è una metafora poetica appiccicata dopo. È una descrizione botanica onesta: le infiorescenze dell'amaranto mantengono forma e colore molto a lungo sulla pianta, e continuano a farlo anche dopo il taglio. Essiccate, restano intense per mesi.
Per questo i Greci ne avevano fatto il fiore dell'amicizia, della stima reciproca e dei sentimenti che non cambiano con il tempo — quelli che si danno per scontati proprio perché sono sempre lì. Nell'antichità era un fiore da corone e da poeti, associato all'immortalità.
È un significato che ci piace molto, perché si regala pochissimo. Siamo abituati a fiori che dicono passione, o scusa, o congratulazioni. L'amaranto dice una cosa più rara: ci siamo ancora, e ci saremo. Vale per un'amicizia di vent'anni, per un anniversario che non è una cifra tonda, per un genitore.
Che aspetto ha, davvero
Il genere Amaranthus conta una cinquantina di specie, quasi tutte annuali, con fiori minuscoli raccolti in spighe o pannocchie. Quelle che usiamo in bottega si dividono in due famiglie visive:
- L'amaranto pendulo (Amaranthus caudatus, che in italiano ha il nome bellissimo di "amore nascosto" o, più prosaicamente, "coda di volpe"): lunghe code morbide che cascano di trenta, quaranta centimetri. È quello che dà il movimento.
- L'amaranto eretto (Amaranthus cruentus): pannocchie compatte che stanno su, più scultoree, ottime come punto di peso in una composizione.
I colori vanno dal verde acido al bordeaux profondo, quasi nero, passando per il rosso rame. Sono tutti colori che in bouquet fanno un lavoro preciso: il verde alleggerisce e rende tutto più selvatico, il bordeaux dà profondità e fa risaltare i fiori chiari come se fossero illuminati da dietro.
Perché adesso
L'amaranto fiorisce da luglio fino a ottobre inoltrato, e settembre è il suo momento migliore: le code sono lunghe, i colori sono al massimo della saturazione, e l'estetica autunnale — rame, ruggine, vinaccia — è esattamente quella che le spose e i clienti ci chiedono in questo periodo.
È anche uno dei pochi fiori che regge senza problemi il passaggio dall'aperto al chiuso, il trasporto in auto e una giornata intera di allestimento senza acqua. Per chi lavora eventi, è un alleato pratico prima ancora che estetico.
Come farlo durare (ed è facile)
L'amaranto è generoso. In vaso dura due settimane abbondanti, spesso di più. Poche accortezze:
- Taglio obliquo con una lama pulita, sotto l'acqua se potete, e ripetuto ogni due o tre giorni.
- Togliete le foglie basse che finirebbero sott'acqua: sono le prime a marcire e a intorbidire tutto.
- Acqua bassa, non piena. L'amaranto beve meno di quanto sembri e gli steli carnosi si ammorbidiscono se restano immersi troppo in profondità. Cinque centimetri bastano.
- Cambiate l'acqua ogni due giorni, soprattutto ora che le case tornano tiepide.
- Lontano dalla frutta. L'etilene che emette la frutta matura accelera l'invecchiamento di quasi tutti i fiori recisi.
E se volete tenerlo per sempre: appendetelo a testa in giù, all'ombra, in un luogo asciutto e arieggiato, per una decina di giorni. L'amaranto è uno dei fiori che meglio sopportano l'essiccazione: perde un po' di volume ma conserva il colore in modo sorprendente. Una coda di amaranto bordeaux appesa in cucina dura tutto l'inverno.
Come lo usiamo in bottega
- Nei bouquet destrutturati, quelli con gli spazi voluti e gli steli a vista: una coda di amaranto che scende rompe la forma tonda e toglie qualsiasi aria di "mazzo del supermercato".
- Nei bouquet da sposa autunnali, dove serve una linea che cade. È l'elemento che in fotografia allunga la figura e fa sembrare il bouquet leggero anche quando è importante.
- Negli allestimenti da tavolo, lasciato ricadere oltre il bordo di un centrotavola basso o lungo un runner.
- Nelle composizioni secche, da solo o con spighe di grano e foglie di quercia, per chi vuole qualcosa che attraversi tutta la stagione.
Lo trovate, per esempio, nella logica cromatica di Ruggine e Velluto — rosso di uva matura, rosa color caffè e foglie di quercia ruggine, un bouquet destrutturato pensato per un anniversario importante o per chi si sposa in autunno — e nei toni caldi di Trionfo d'Autunno, che invece è un bouquet che ride, da laurea o da ricominciare qualcosa.
In una riga
L'amaranto è il fiore da regalare quando non c'è un'occasione precisa ma c'è una persona precisa: dura, non appassisce, e dice una cosa che i fiori di solito non dicono.
La rubrica continua. Ogni settimana raccontiamo un fiore: da dove viene, cosa significa, come farlo durare. Le puntate precedenti: girasole, gladiolo, dalia, zinnia, ortensia, aster, lisianthus.
Creazioni di Miriam — laboratorio e bottega floreale, Via Costantino Nigra 12, Vercelli. Composizioni con amaranto su prenotazione.
